Thomas Jefferson Papers

To Thomas Jefferson from Philip Mazzei, 22 June 1807

22 Giugno, 1807.

Non copierò la lunghissima precedente mia degli 8 Feb., coll’aggiunta dei 18 dell’istesso mese, persuaso che l’abbia ricevuta. L’originale parti sul Brig Dispatch Capn. Nickison for Baltimore, la duplicata sul Brig Swift Capn. Campbel for New-York. Ripeterò per altro la mia supplica per aver da Lei la raccolta del suoi discorsi inaugurali e messaggi al Congresso con tutti i materiali espressi nelle mie precendenti, compreso quel piece published in a Boston paper, con i requisiti necessari per ben comprenderlo. Desidero di tradurre il tutto, e stamparlo per farne un tometto e regalarlo ogli Amici, che me ne pregano da tutte le parti. Potrò farne la piccola spesa senza mio incomodo avendo già ottenuta l’eredità della quale parlai nella mia precedente. Mediante la da. eredità potrei servire, senza il minimo salario, anche o fino alle morte, la mia cara Patria adottiva come Ministro Plenipotenziario, e, trattandosi di viaggi dentro l’Italia, potrei fare anche quelli a mie proprie spese. Io lo gradirei moltissimo; son persuaso che non sarei totalmente inutile; e mi credirei bastantemente gratificato dall’onore di servir la mia Patria adottiva, dalla consolazione di poter’esserle di qualche utilità, e dal vantaggio di godere del diritto delle Genti, per il che non sarei soggetto a soprusi, estorsioni, e avarie.

O già preparato il seme delle fragole d’ogni mese che metterò a suo tempo in una boccettina di vetro (acciò non si guasti nel traversar l’Atlantico) e lo mandero con una dozzina di bottiglie dell’istesso Moscadello di Montalcino che Le mandai l’anno passato (mentre si conservi anche in questa seconda estate) per il primo bastimento che partirà da Livorno in 8bre, ovvero in 9bre, mentre non ca ne sieno in 8bre.

O inteso con dispiacere, che Ella sia determinato di non volere assolutamente accettar la Presidenza per un terzo quadriennio. Credo cosa pericolosa il cambiar timoniere nell’attuale stato di cose. Ci è gran probabilità, che la burrasca politica non terminerà molto presto in Europa, ed è sempre da temersi che la ripercossione si faccia sentire anche costà. Mi vien do. che la sua renunzia farà che sia elette Madison. Quando Ben. Harrison suo Amico, uomo d’onore, e galantuomo di 24 carati, era per essere eletto Governator di Virginia, il 2 do. anno della Repubblica, e conseguentemente in tempi burrascosi, Ella a oppose, e mi disse in altri tempi sarà ottimo, ma non adesso, e me ne diede buone ragioni. Dirò io 11 istesso di Madison. I talenti e la virtù non bastano nelle attuali circostanze; si richiedono ancora grand’esperienza [. . .], e cognigione del cuore umano. Madison, sommo nelle 2 prime, è un bambino innocente nelleseconde. Ebbi luogo di sperimentar più volte questa verità in Virginia, poi a New York nel 1785, e n’ebbi una riprova ben chiara qua subito che intesi e veddi, che aveva messo il suo cognato Mr. Payne intieramente sotto la tutela di quel Mr. Davis compratore dalle cambiali che trassi sopra di Lei. Lo veddi qui la prima volta in casa mia, condotto ci a pranzo da Mr. Appleton per farmi cosa grata per chè desideravo di far conoscenza con Mr. P. per la sua parentala con Madison. Non grani dalla Metà del pranzo, che l’avevo conosciuto per un vano e orgoglioso Aristocrate. quando gli resi la visita in Livorno mi romaeò, parlando appena d’altro, che delle ricchezze del suo suocero e proprie, in presenza della moglie che gli faceva l’eco. La sua vanità l’indusse fino a far passare Mr. P. per suo Segretario, e nei biglietti di Visita l’insisolò Secretary of Legation, per esser creduto Ambasciatore, o Ministro Plenipotenziario in Tripoli. Avendogli un giorno domandato qualche notizia di quel Randolph, del quale avevo letto qualche libello nelle gazzette Americane, me ne parlò come d’un Semideo, e la sua sciocca temerità lo portò a caratterizzarlo per il solo capace di dare al Governo quell’energia, della quale (diss’ei) manca intieramente, soggiugnendo chi presto sarebbe seguito un cambiamento di cose, mi avrebbe fatto stordire. Credei proprio di non fargli conoscere la mia maniera di pensare e di sentire, ed egli fù tanto acciecato dalla sua orgogliosa vanità, da credere d’aver fatto di me un proselita. Ei ne fu talmente persuaso, che giunse fino a farmi l’elogio del Col. Burr, esaltandolo sopra tutti i più gran Geni che l’Istoria ci abbia fatto conoscere. Credei allora di non dover negligere i mezzi d’assicurarmi sempre più dei suoi sentimenti cosa che non mi fù difficile, poichè abitava nella Locanda d’un buon tedesco amico mio, e che intende l’inglese. Ogni volta che si parlava degli S:U; diceva: Our government wants energy. Disgustato di sentir lodare il governo repubblicano, disse con sdegno: there is a very great proportion of the people of the U.S. wishing for a Monarchy, e soggiunse Col. Burr had in his interests the persons of the first fortunes and talents in the U.S. Tutto dimostra il suo desiderio che Burr ottenesse l’intento, a che se ne credeva sicure. A uno che disse, che il Col. Burr deserved to be hanged, rispose: By God, I would shoot the man who should hang him. E la sua sciocca moglie disse che, quando erano per venire via, il Col. Burr aveva do. al suo merito: You shant stay long in Tripoli. I will send for you before 18 months. Il quieto e tranquillo P. non secondava, nè contradiceva. In somma D. è un’uomo, che non sa, o non vuol mascherarsi e per poco che uno lo tratti devo conoscerlo! Probabilmente la sua temerità della fiducia che Burr ottenrebbe intento. Se Madison ama davvero il suo cognato, si pentirà d’averlo messe sotto la sua tutela. Io son di parere, che non cooperi punto per liberarlo dal vizio del vino, ma che piuttosto lo gradisca dimostrando il contrario. L’amicizia che ò sempre avuta per Madison, e la stima grande che nutro per l’ottime sue qualità, sì del cuore che della mente, m’inducono a pregarla di manifestar gli quel che Le scrivo, affinchè s’induca a levare il Cognato dalle mani di un tal Tutore.

O ricevuto ultimamente una lettera dalle povere vecchie sorelle del Bellini, che dimostra la loro estrema miseria. Di grazia lo faccia notificare a Mr. Bracken, pregandolo di rimettermi qualunque piccola somma egli abbia realizzato, senzi aspettare d’aver realizzato il tutto.

La sola notizia pervenutami degli Scultori fù quella che Ella mi diede, cisè che stavano ben di salute, bene impiegati, e grandemente stimati. La prejo di dire ad ambidue, che mi vergagno per loro e per me d’essere obbligata a rispondere a tutti quei che me ne domandano, che non ò mai ricevuto una sillaba da veruno di loro. La prego in oltre di consegnar l’inclusa a Mr. Latrobe, e se vuol degnarsi di farmene aver la risposta, mi libererà da un’altra vergogna che mi affligge sensibilissimamente. Una risposta qualunque mi serva, ma devo darla, e non voglio inventarla, onde non la posso dare senza riceverla.

Le rammemora il modello dello aratro di sua invenzione, un poca d’acquavite di pesche, un barile di New york goold pipins, e 2 piante delle medesime.

Mi conservi la sua preziosa amicizia, e riceva i miei voti per la sua prosperità, e per la continovazione del servizio che la Patria esige da Lei fino a tanto che le cose sieno sur un meglior piede qua, e più consolidate costà. Tutto Suo,

F. M.

N.B: La copia partì sul Brig S. Michael, Capn. Bounds for Baltimore, e l’originale

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