Thomas Jefferson Papers
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To Thomas Jefferson from Charles Bellini, 8 April 1782

From Charles Bellini

Williamsburg 8. Aprile 1782.

Carissmo. Signe. Tommaso

Rispondendo all’umanissma. Sua de 25. Marzo scorso, nella quale Ella mi domanda una lista classata di Traduzioni degli autori più Celebri Greci e Latini, Le dirò che io, particolarmente in questo genere, sono il più ignorante tra gl’ignoranti, forse perchè in Italia simili autori si leggono ne’ loro originali solamente, se Latini; e si comparano gli originali con le Traduzioni Latine, se Greci. Io conosco bensí una stupenda, ottima traduzione uguale, se non superiore all’originale, di Lucrezio, fatta dal Famoso Marchetti, e due di Virgilio, una da Annibal Caro, l’altra da Antonio Ambrogi già Gesuita: Se io meritassi la permissione d’opinare sopra di ciò io preferirei quella dell’ Ambrogi, perchè, non solamente egli è fedele nella sua traduzione, ed à conservato tutto il nobile ed il Poetico dell’ autore, [ma] di più, ed in preferenza del Caro, egli à tradotto in Toscano, e l’altro in Lingua Lombarda che gli era più conveniente, perchè Nativa. Relativamente al restante degli Autori Latini e greci dei quali Ella desidera le traduzioni; io ne ò data La Lista al Sige. Genle. Chastleux che viene Costà: Egli certamente e ad ogni riguardo é il Soggetto più capace di darle le migliori notizie per le traduzioni Francesi ugualmente che per l’Italiane. Per quel che concerne poi quelle Traduzioni i di cui Autori Ella à trovati nei Cataloghi, io non saprei che dirne; solamente ardirei di porle in veduta che, alla riserva di Strozzi di cui La Repubblica Letteraria Italiana non fa gran’ caso, tutti gli altri sono Lombardi; ed in conseguenza il Loro linguaggio non è certamente nè il più dolce nè il più armonico, nè il più stimato nel mondo, e quand’ anche le Loro traduzioni siano ottime, esse avranno sempre il difetto della Lingua. Io non pretendo di pronunziare dogmaticamente, ma solo darle la mia opinione, alla quale Ella darà quel valore ch’ella merita.

S’io non avessi la gotta, avrei certamente accompagnato il Sige. Generale, ma io non ò creduto prudente di espormi a rimanere per una Strada, e poi non ò creduto decente di lasciar la mia moglie allo Spedale in cura ad una tregenda infinita di malattie. Se il tempo si cambierà mai in meglio, io verrò certamente a rivedere, e Lei e l’amabilissma. Sua Sigra. Sposa e Famiglia. La mia moglie ed io siamo moltissmo. obbligati alla buona memoria che Mrs. Jefferson e Lei anno avuto la bontà d’avere per noi; E pregandola a continuarmi l’onore della Sua benevolenza, mi protesto Con tutto il rispetto Suo Divotmo. Obblmo. Servre. ed Amico

C: Bellini

RC (DLC). The editors are indebted to Prof. A. T. MacAllister, Jr., Princeton University, for a transcription of this letter, as well as for a translation on which the summary below is based.

Replies to TJ’s letter of 25 Mch. (missing), in which he requested a classified list of translations of the most famous Greek and Latin authors; is ignorant in this matter, perhaps because in Italy such authors are read in the original only if Latin and the original is compared with the Latin translation if Greek; however he knows of an excellent translation of Lucretius by Marchetti which is equal, if not superior, to the original, also of two translations of Virgil—one by Caro and the other by Ambrogi, formerly a Jesuit, of which he prefers Ambrogi “because he is faithful in his translation and has kept all the noble and poetic qualities of the author,” and also because he translated into Tuscan and Caro translated into Lombard. Bellini has given the rest of the list to Gen. Chastellux who comes to Monticello because he is capable of giving the best information on French translations as well as Italian; can say nothing concerning the translations TJ found in the catalogues except to point out that with the exception of Strozzi, who is not highly regarded by Italian men of letters, all the others are Lombards and “consequently their language is certainly not the sweetest nor the most harmonious nor the most esteemed in the world.” If Bellini did not have the gout he would certainly have accompanied the General but he did not think it prudent to risk having to be left behind on the road; also he did not think it proper to leave his wife “at the Hospital grappling with an infinite horde of diseases.” If the weather improves he will come to see TJ and his wife and family; he and his wife are deeply obliged for the thoughtfulness which TJ and Mrs. Jefferson have shown them and begs the continuance of that benevolence.

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